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Una settimana fa proponevamo un pensiero del genere: è necessario uno sforzo congiunto di aziende e istituzioni per rilanciare la competitività, vincere la “crisi di trapasso” e attenuare il dilagare delle diseguaglianze nella società.
Lunedì, il Presidente Mattarella – alla cerimonia “giornata qualità Italia” – calcava l’accento del suo discorso sulla necessità assoluta di …

un modello di sviluppo basato sulle conoscenze e l’alta qualità. “Mai come oggi – dice – ci appare evidente che il nostro interesse e il nostro futuro risiedono nella capacità di andare oltre le frontiere. Si tratta di una sfida rischiosa ma necessaria: rispondere alla Domanda d’Italia che c’è nel mondo con un impegno a migliorarci ancora e ad ammodernare la società e la sua organizzazione, in modo che il valore e la qualità emergano e si diffondano a beneficio di tutti. Dobbiamo essere consapevoli che l’uscita dalla crisi avviene nel contesto di una nuova rivoluzione industriale la quale sta già cambiando le produzioni e le modalità stesse del lavoro”.

Ora, però, considerando che tale processo dipende in larga parte dalle politiche condotte sui territori e dalle Istituzioni preposte, ecco che emerge da se la vera questione, il problema di fondo: la politica consolidata declinabile nelle diverse accezioni che vanno dalla forma del “partito del capo” o delle faide interne per emergere (ad esempio Forza Italia e PD) alla forma del non partito, che si esprime nel rifiuto della rappresentanza tradizionale e in tentativi di democrazia diretta attraverso la “rete” (M5S, Podemos), a quella forma, infine, del “partito della nazione” che vede una vocazione più che maggioritaria, tendente al “pigliatutto” e accusata di populismo, ebbene tutta questa politica oggi documenta l’assoluta  mancanza di strumenti e propositi per innescare, anche da noi, i meccanismi di avvicinamento e di confluenza con quella “nuova rivoluzione industriale”, che è già in atto, e che vede molti Paesi già troppo avanti, che aumentano continuamente il gap, mentre qui da noi ancora ci si divide tra “progresso e peccato in attesa di un domani che arriva ma che sembra in apnea”.
Ebbene, la soluzione è quella di cui ha già sentore quel 48% di elettori che, disillusi dal sistema politico, sono in cerca di rappresentanza, sono cioè alla ricerca di aria fresca, aria di innovazione e vogliono salire il gradino per vincere la “crisi di trapasso”, ma vivono pagando sulla propria pelle i limiti del sistema politico tradizionale.
L’elemento di convergenza per tutti quelli che sono in cerca di rappresentanza è – a nostro avviso – la coalizione sociale quale aggregazione di soggetti diversi e autonomi tra loro (partiti, movimenti, associazioni) cuciti insieme dal sentimento di realizzare un programma comune innovativo comunicato alle persone attraverso le più tipiche forme della partecipazione e della trasparenza. Il tutto senza padroni o baroni – che sono il male assoluto.
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