Seleziona una pagina

 “VIA CRUCIS” o “VIA DELLA CROCE” nella chiesa di Santa Maria Della Valle in località Selvone (estremo sud di Cassino) , ed è subito un bagno di folla, nonostante il freddo e l’umidità pungenti.

Venerdi 29-03-2013, ore 20,30, davanti la chiesa di S. Maria della Valle tutto è pronto per ricordare la “morte di Gesù” –Seconda edizione-

Sembra normale routine, ma la piccola folla iniziale, in gran parte presente solo per curiosità, incomincia a sentire le parole del parroco Don Luigi che li invita a prendere coscienza che l’amore è il bene supremo e che non può essere null’altro se non una meravigliosa sorgente di vita e che li invita a meditare e a riflettere su quelle persone eccezionali che hanno la forza e il coraggio di lottare per quelli che soffrono, per quelli che, smarriti nel cammino della vita, si sentono soli ed abbandonati, a volte, pronti a rinunciare. Ebbene, proprio loro devono sapere che Cristo, pastore supremo, è pronto a ristorarli, a consolarli, a conferir loro la “corona della gloria”.

Subito dopo, invita i fedeli a concentrarsi e a pregare per le vittime della guerra (presente ancora in molte parti del mondo) e della violenza. Tra le meditazioni emerge anche una riflessione sulle “donne vittime di amori folli” e sulle “donne ferite” nella loro dignità, discriminate. Infine, è d’obbligo una riflessione sui giovani, posti a vivere in un mondo dove i “Pilato”, che tengono nelle loro mani le leve del potere, sono molti e pronti a calpestare la loro dignità e il loro diritto al lavoro e alla vita.

Di fronte a tante violenze, prevaricazioni, ingiustizie – continua Don Luigi – non possiamo, né dobbiamo pensare che Dio rimane in silenzio, ma la sua risposta è sempre la stessa: amore, misericordia, è la croce di Cristo che tutti giudica amandoci.

Poi, un breve discorso che spiega le origini della devozione, che, secondo gli storici, risale a Francesco d’Assisi o, comunque, alla tradizione francescana, nata dal desiderio di ripercorrere spiritualmente insieme a Gesù la via che l’ha condotto da Pilato al sepolcro. La gente, entusiasta, applaude con calore ed a lungo. Non è possibile aggiungere altro. Il coro parrocchiale, improvvisamente ed a sorpresa, intona il “Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo…perché con la tua santa croce hai redento il Mondo…

 Subito dopo, nel silenzio più assoluto,  si sentono voci concitate  che gridano: “ Liberate Barabba”, “Cristo sia consegnato ai soldati e sia crocifisso”. Appare, in questo momento il Cristo, caricato della croce che ripercorre le 14 stazioni, sino all’ultima, sul  Calvario, in cui  è inchiodato e muore sulla croce, dopo aver pronunciato le ultime parole: “Padre, perdona loro che non sanno quello che fanno”.

 La folla è avvolta in un silenzio assoluto, sacro. Tutti i credenti, come dirà qualcuno dopo, idealmente è come se si trovassero a Gerusalemme. Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi, virtualmente accaduti lungo il percorso, hanno coinvolto profondamente gli spettatori. Tutti sono immersi nella meditazione, nella preghiera, nella riflessione e, sul volto di qualche persona, particolarmente sensibile, si nota la commozione vera, quando il coro intona la sequenza: “Stabat Mater Dolorosa…”.

Io, che ho seguito, passo dopo passo, la “Via dolorosa” sono rimasta entusiasta e sconcertata nello stesso tempo. Sono rimasta, in una parola, profondamente emozionata. Tutti i partecipanti, miei compaesani, profondamente immersi nel proprio ruolo, sono stati, a mio avviso,  bravissimi, oserei dire eccezionali. Non riuscivo a credere ai miei occhi!  Mai avrei pensato che nella mia parrocchia, una parrocchia di pochi fedeli e posta all’estremo sud di Cassino, spesso dimenticata da tutti, si potesse verificare un esempio di persone cosi seriamente impegnate. Persone eccezionali, meravigliose, che, proprio come ha detto papa Francesco nell’omelia della domenica delle Palme, “non sono pronte a cedere allo scoraggiamento perché sanno che il loro compito è quello di portare nel mondo la speranza e la gioia della fede”.  Ed io non posso che concludere dicendo che è stata una cosa bellissima e che tutti gli abitanti della parrocchia dovrebbero essere orgogliosi e andare fieri di una iniziativa così nobile ed esemplare.

 


 

Articolo scritto dalla professoressa Leonarda Oliva 

 

× Come possiamo aiutarti?