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La giornata internazionale della donna, più nota come “festa della donna”, ricorre l’8 marzo di ogni anno per  ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, ma anche e soprattutto le discriminazioni, le umiliazioni, le violenze a cui sono ancora oggi sottoposte nelle varie parti del mondo. Questa celebrazione si è  tenuta la prima volta negli USA nel 1909. Non è del tutto chiaro perché sia stato scelto l’8 marzo, come giorno dedicato alla donna. Abbiamo cercato nelle biblioteche, nei centri culturali, negli archivi dei giornali, ma su  quell’episodio non siamo riusciti a trovare una sola notizia assolutamente certa: chi parla di una fabbrica di  Boston, chi di una di Chicago, chi di un avvenimento tragico verificatisi nel 1908 nella città di New York, quando le operarie dell’industria ….

tessile Cotton scesero in sciopero per protestare contro le dure condizioni lavorative cui erano sottoposte. Alcuni giorni dopo, e precisamente l’8 marzo, pare che il proprietario abbia fatto bloccare tutte le porte della fabbrica per impedire alle donne di uscire. Scoppiò un incendio nello stabilimento e le 129 operaie, rimaste prigioniere, morirono arse vive. Qualunque sia stata l’origine, interessante è sapere come all’origine della festa della donna ci sia stato un fatto luttuoso, dovuto ad una situazione di sfruttamento. La data dell’8 marzo,  all’inizio celebrata solo in America, per ricordare una crudele tragedia, con il passare degli anni ha assunto un’importanza a livello mondiale ed è divenuta non solo il simbolo delle discriminazioni e delle violenze di cui sono state vittime le donne nei secoli, ma anche il punto di partenza della loro battaglia e del loro riscatto. La donna, infatti, nell’ambito delle profonde trasformazioni sociali e culturali, ha preso rapidamente coscienza della condizione umiliante nella quale un insieme di leggi, tradizioni, convinzioni, usi e costumi hanno contribuito a farla vivere. Pertanto, si è resa conto della necessaria redenzione egualitaria a cui aveva ed ha diritto in una società che è appartenuta quasi unicamente all’uomo e ha assunto una posizione ferma e  consapevole nella lotta per  cercare di uscire dai limiti di inferiorità giuridica ed umana ed avere finalmente un giusto e consapevole ruolo nella società civile. A.M. Mozzoni, scriveva: “…Tu non sei libera perché la legge ti assoggetta al marito e devi obbedire a chiunque ti mantiene per necessità e da questa necessità non puoi uscire se non assoggettandoti a lavori servili, faticosi….. 
Tu ti accorgi che se vuoi scorrere tranquilla la vita sei costretta a soffocare ogni sogno di gloria, di libertà, di amore…..Un brutto giorno, fanciulla, tu passerai la triste rassegna delle tue amiche di adolescenza per vedere  quanto i vostri bei sogni di quell’età si siano avverati e vedrai, “questa” caduta nelle mani di un marito brutale, “quella” vedovata in fresca età con una schiera di bimbi, “un’altra”, giovane e bella, che si dibatte in un matrimonio con un uomo cadaverico d’anima e di corpo…”. Ritornando ai nostri tempi e in Italia, solo negli anni ’70 si prende vera coscienza della condizione della donna, con la nascita di un fenomeno nuovo, il femminismo, e l’8 marzo ’72 la manifestazione della giornata della donna si tiene a Roma in piazza”Campo dei Fiori”. Le donne manifestanti, che esponevano cartelloni con scritte riguardanti la legalizzazione dell’aborto o volantini che  chiedevano che non fosse lo Stato e la Chiesa, ma la  donna, ad avere il diritto di amministrare l’intero processo di maternità, furono caricate, prese a manganellate e disperse dalla polizia.
Il 1975 fu finalmente designato come “l’Anno internazionale delle donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo in tutto il mondo fu celebrata la giornata internazionale della donna. Da allora l’Assemblea ONU, finalmente, riconobbe il ruolo della donna nei processi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine ad ogni discriminazione. Assertrice convinta dei suoi diritti in una società che la vede repressa e sottomessa all’autorità dell’uomo, la donna ha rivendicato,instancabilmente, il diritto di pensare e di agire con assoluta libertà. Sono tante le battaglie che ha  vinto ed oggi, nei primi decenni del terzo millennio, la risposta è chiara: la donna è una donna “nuova”, in grado di prendere decisioni, di sostenere idee nuove, è una donna “forte”che ha chiaro nella sua mente la strada dura e difficile che ancora deve percorrere. Sa con chiarezza che, in questa lotta, è,ancora una volta, sola, ma si sente forte e pronta a seguire il suo cuore e, ogni giorno, pronta a fare qualcosa per migliorare il mondo. 
Bellissime, a questo proposito, risultano le iniziative prese da alcuni comuni, per dare voce alle vittime di mariti, di fidanzati, di uomini folli che pensano ancora di essere i ‘padroni’ delle loro donne. Ovunque, in questi giorni, l’attenzione sul tema della violenza contro le donne resterà alta; ovunque, o quasi, si stanno organizzando, in collaborazione con la Rete dei Centri Antiviolenza, percorsi che comprendono iniziative di tipo fotografico, teatrale, o video. 


 Articolo scritto dalla Professoressa Leonarda Oliva. 

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leonardaoliva@libero.it 

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