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Anche quest’anno, il 27 di gennaio è il giorno del ricordo e del raccoglimento per gli eccidi del popolo ebreo nei Lager nazisti prima e durante la Seconda guerra mondiale. Poiché tale giornata è la stessa da diversi anni, non è esente il rischio che un giorno che dovrebbe essere di profonda meditazione su una tragedia immane e su eccidi inenarrabili si trasformi in un fatto di ”routine” superficialmente vissuto e poco seguito. A tal proposito, non a caso c’è ancora oggi qualche storico che …

nega l’Olocausto falsificando i dati incontrovertibili della documentazione storica . La tragedia del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti ancora oggi lascia interdetti e senza parola quanti ne vengono a conoscenza, poiché non è accaduta in tempi remoti rozzi e barbari, ma in pieno secolo ventesimo, in una fase di sviluppo sociale e civile che dura ancora oggi. Perciò il mondo ricorda con orrore l’Olocausto  e la giornata scelta a tal fine vuole essere un contributo di cordoglio e di partecipazione che i Paesi dell’occidente europeo concedono commossi al popolo ebraico. Noi pensiamo pure che il 27 gennaio debba essere anche di monito a quanti ancora oggi soffiano nel fuoco dell’antisemitismo e mantengono accesa la fiaccola dell’odio e della violenza: non per nulla il presidente israeliano, in visita in Francia dopo la strage compiuta contro i cronisti della stampa satirica parigina, ha esortato gli Ebrei residenti in Francia a far ritorno in Israele ritenendoli non al sicuro in quel Paese. Ciò significa che l’antisemitismo cova nei movimenti estremisti e spesso all’improvviso miete vittime innocenti: è di qualche giorno fa l’attentato di un palestinese armato di coltello contro i passeggeri di un pullman nella capitale israeliana. Questo accade perché centinaia di giovani vengono ancora educati nel delirio della violenza e del massacro, fanaticamente convinti che sia la sola strada per realizzare i loro scopi. Di fronte a questi fatti l’intellettuale non può che rimanere smarrito perché nella sua immaginazione vive la consapevolezza di una tragedia che insanguinò i campi di sterminio nazisti con la vita di circa sei milioni di Ebrei.  Perché questo ricordo continui a far riflettere i giovani di oggi c’è bisogno che la scuola si attivi e lo faccia rivivere nelle coscienze degli allievi non solo con la lettura di testi adeguati ma con la viva voce del docente e con l’ausilio del materiale didattico. L’insegnante non deve aver paura di far inorridire un giovane con l’ausilio di materiale fotografico raccapricciante, perché la sua parola deve scendere nel cuore e nel sentimento dell’alunno, che deve provare repulsione ed orrore e attuare in se medesimo una funzione  catartica della conoscenza storica. In questa direzione l’antico proverbio latino “historia magistra vitae” può essere veramente assorbito dalla coscienza del giovane allievo e diventare operativo.

 

Prof.essa     OLIVA LEONARDA

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