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N.B. quest’articolo è stato censurato dalla stampa locale (Cassino)!!! Triste

C’è nella cultura diffusa del nostro Paese un colossale equivoco, frutto di una propaganda mistificatoria perseguita con costanza dai tanti che vi hanno interesse, per il quale si crede che la democrazia sia solo un luogo nel quale i cittadini scelgono mediante elezioni chi li governa.

Riducendo a ….

questo la democrazia, ogni volta che qualcuno avanza dubbi sul fatto che l’Italia sia un Paese democratico gli si sbatte in faccia, a muso duro, come sia sotto gli occhi di tutti che i governanti vengono scelti mediante libere elezioni … e si chiude la discussione. Anzi, spesso, riflessioni del genere vengono considerate alla stregua di sussiegose disquisizioni in favore dell’antipolitica, senza accorgersi che in questo modo si casca troppo facilmente in stupidissime banalità e avvilenti luoghi comuni. Ma così non è. Oggi i cittadini elettori non possono votare per chiunque, ma solo per coloro che vengono candidati dai centri di potere: sono queste persone a decidere chi andrà in Parlamento, in Consiglio Regionale e, purtroppo, anche in Consiglio Comunale, assegnandogli un posto piuttosto che un altro nelle liste e nei collegi. Altresì è da marcare il concetto che la democrazia non è “un metodo di scelta del governante”, ma prevalentemente un “metodo di esercizio del potere” e un “sistema di relazioni fra i consociati”. Prendendo il caso della nostra Città, ad esempio, abbiamo 700 candidati per circa 30 liste con a capo sempre le stesse persone: con Mosillo insistono Scittarelli, Mignanelli, De Nisi e company, con D’Alessandro Abbruzzese e company, al fianco di Petrarcone addirittura Fardelli e l’ex capo segreteria di Abbruzzese Niky Dragonetti: più consociativismo di così!!

Solo se si riconoscerà questo sarà possibile capire quanto grave sia la malattia di cui stiamo morendo. Già, bisogna prendere atto che la democrazia odierna non consente una libera espressione dal basso della volontà popolare. Un caso emblematico è testimoniato dall’esperienza di Meritocrazia Italiana, un movimento politico-culturale che, liberamente, si costituisce in una lista civica e, senza grandi aspettative, consente a persone normali di partecipare attivamente alla vita politica della propria città. Quindi si definiscono i candidati e si raccolgono le firme dei sottoscrittori seguendo lo stesso metodo di tutti gli altri, come da prassi consolidata. Il problema, gravissimo, si pone però nel momento in cui tali firme devono essere autenticate da un qualsiasi consigliere comunale perché possano essere depositate formalmente.

Spieghiamo meglio: che senso ha dare concretezza ad una libera aggregazione di esponenti della società civile se poi il potere politico costituito si rifiuta di autenticare le firme dei sottoscrittori? Ebbene, la risposta è una sola: se hai intenzione di esprimere un pensiero politico al di fuori dei ranghi, e sottoporti all’esame degli elettori, in questo Paese non sei libero di farlo. Questo succede a Cassino, perché la “grande” politica non si batte per ottenere il rispetto delle regole e dei diritti di tutti, ma, al contrario, cerca di perseguire il proprio interesse personale a “qualunque costo”. Questa politica non vuole correttezza e rispetto delle regole, ma solo favori, risultati e vantaggi.

Se Meritocrazia Italiana non può presentarsi alle prossime amministrative, se l’intera classe dirigente della Città può decidere arbitrariamente chi deve presentarsi e chi no e fondare il suo potere su menzogne, se i TG possono essere falsi, se i concorsi truccati, se un’Autorità per le comunicazioni può censurare un programma di informazione solo perché scomodo, se nelle commissioni antimafia ci sono persone con gravi precedenti penali, vuol dire che questo “si può fare”. Vuol dire che questo non suscita la reazione che ci sarebbe in un Paese almeno “un po’ democratico”.

Tutto ciò ricorda l’attualità di una colorita espressione di un Prof di diritto penale che a fine corso, molti anni fa, diceva “… ricordatevi sempre, cari ragazzi, che in questo Paese la Legge con gli amici si interpreta e con i nemici si applica”.

 

 

 

 

N.B. Ai sensi della legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1942 n. 633) si fa espresso divieto di riproduzione dei contenuti del presente articolo da parte di terzi.

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